| SOCIETA' di ARCHEOLOGIA
INFORMATICA
Il turismo di tipo culturale e l'organizzazione
di corsi specifici sono uno degli interessi in
via di sviluppo della società, la quale
mira all'organizzazione di viaggi formativi nel
campo storico-archeologico, offrendo la possibilità
di apprendere le recenti tecniche di ricerca attraverso
lezioni mirate e simulazioni di scavo.
Quali:
ANTICHITA’ ROMANE
L'insegnamento di Antichità romane mira
a far conoscere la società romana nelle
sue varie componenti istituzionali, sociali e
religiose, riservando particolare attenzione alla
vita quotidiana di quel popolo ed alle attività
lavorative e di svago.
IL RUOLO SCIENTIFICO DELL’ARCHEOLOGIA
SPERIMENTALE
Ed arriviamo adesso al punto: l’archeologia
sperimentale. Durante una ricerca scientifica,
l’archeologo che trova reperti antichi (strutture,
oggetti, …) si pone delle domande banali:
come venivano costruiti i manufatti, per che cosa
venivano utilizzati? Esistono diversi approcci
per rispondere a queste domande: l’approccio
puramente archeologico, di analisi scientifica
di questi oggetti, quello etnografico e infine
quello sperimentale. Gli artigiani contemporanei
sfruttano generalmente gli stessi materiali che
utilizzavano i nostri antenati e spesso usano
strumenti che si sono modificati in minima parte,
è utile quindi ricorrere anche al parere
degli esperti nelle tecnologie moderne corrispondenti,
per capire meglio le caratteristiche di oggetti
o resti di strutture antiche.
ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE E DIDATTICA
Con il termine sperimentare si intende in senso
generico: provare personalmente, fare esperienza
di qualcosa. Da anni mi occupo di didattica, di
didattica archeologica soprattutto per i ragazzi.
Il concetto di "giocare con l’archeologia",
fino a qualche tempo fa poteva suggerire un’immagine
d’ irriverenza nei confronti di una disciplina
così complessa come la nostra. Come può
un’attività apparentemente "lieve"
come il gioco, innestarsi su un fusto così
serio e scientifico come quello della ricerca
storico-archeologica? Si trattava di una convinzione
decisamente errata, che crediamo abbia origine
dalla diffidenza che il mondo adulto nutre spesso
nei confronti dei giochi. E’ ormai pienamente
dimostrato dalle positive esperienze realizzate,
ad esempio dalle sezioni didattiche di numerosi
Musei Nazionali e Internazionali, che l’incontro
tra archeologia/momento ludico/scuola non solo
sia possibile, ma soprattutto stimolante e fertile,
perchè "giocare con l’archeologia"
rende la struttura museale un organismo vivo,
in cui poter effettuare una serie di divertenti
momenti didattici teorico/pratici, utili alla
comprensione e al relativo approfondimento di
fondamentali concetti scientifici, altrimenti
poco apprezzabili attraverso passive "lezioni
frontali", di tipo accademico, o semplici
visite guidate. Ricercare, scoprire, imparare,
sono processi mentali continui, per i quali non
esiste limite d’età; l’archeologia
è una scienza che segue una metodologia
in continua sperimentazione, pertanto, dato che
ci offre contenuti che facilitano la ricerca,
può essere un utile strumento pedagogico.
LA SIMULAZIONE DI SCAVO
Molto collaudato e ormai un "classico"
del nostro repertorio di laboratori archeologici
sperimentali è quello denominato: La simulazione
di scavo.
Per la realizzazione di questo laboratorio esistono
due formule: la prima di più rapida esecuzione
viene realizzata, in classe, in circa due ore
di tempo; la seconda può essere realizzata
solo in esterni o in grandi spazi perché
necessita di un giardino nel quale poter scavare
la terra o di una grande scatola di legno contenente
strati e reperti, per essa i tempi di realizzazione
sono di almeno 8 ore (due mattinate). Entrambe
danno la possibilità di conoscere e realizzare
tutte le fasi di una ricerca archeologica, lo
scavo, il recupero, la documentazione grafica
e fotografica, il lavaggio, la siglatura, il restauro
e il disegno. A tal scopo, nel primo caso, è
utilizzata una semplice vaschetta trasparente
nella quale sono visibili differenti strati di
terra con all’interno un "reperto archeologico"
(contemporaneo) da recuperare. Con l’utilizzo
di schede di documentazione appositamente realizzate
i ragazzi possono documentare scientificamente
gli strati considerati (le U.S.) e il reperto
trovato. Per entrambe le formule l’uso dei
veri strumenti del mestiere ( la cazzuola, la
scopetta, la paletta, la macchina fotografica,
i cartellini, lo spazzolino, lo smalto trasparente,
il pennino e la china, lo scotch di carta, la
carta millimetrata) utilizzati durante le varie
fasi del lavoro rendono molto appassionante l’esperienza
e stimolano sempre domande, che servono a chiarire
non solo l’aspetto tecnico-metodologico
del lavoro dell’archeologo, ma anche quello
della ricerca, dell’interpretazione funzionale
e cronologica dei dati, la ricostruzione storica
di un eventuale sito archeologico.Vengono sempre
formulate dagli operatori esperti delle domande
chiave durante particolari momenti della sperimentazione,
quali ad esempio: Come si forma uno strato archeologico?
Secondo voi perché spesso bisogna scavare
in profondità per trovare reperti antichi?
Cosa è successo nel tempo? Per farli ragionare
sui processi di trasformazione del paesaggio,
dei comportamenti umani, sul ciclo della vita…(il
concetto di asporto e accumulo). Oppure domande
che cercano di far comprendere la complessità
del comportamento umano e naturale che si rispecchia
nella successione stratigrafica: secondo voi accade
sempre che un reperto che si trova più
in profondità è più antico
di uno che si trova sopra? Devo dire che su questo
aspetto i ragazzi hanno molta intuizione e spesso
riescono ad immaginare corretti eventi naturali
o comportamenti umani che hanno sconvolto o creato
una certa successione di strati.
Importante è anche farli lavorare seguendo
un certo metodo, insegnando loro che solo con
queste modalità, stando attenti a documentare
tutto e sempre, l’archeologo non si lascia
sfuggire piccoli elementi, tracce utili a ricostruire
le attività umane ivi accadute. Con il
paragone vincente, che l’archeologo è
il detective della storia e che è l’unico
detective a cancellare per sempre le prove (poiché
lo scavo è un’azione distruttrice),
i ragazzi si cimentano ad effettuare un pignolo
lavoro di documentazione e registrazione dati.
Altre domande che vengono poste riguardano la
fase del lavaggio ad esempio: Tutti i reperti
vengono lavati con l’acqua e lo spazzolino?
Per collegarsi alla varietà della cultura
materiale, parlare e descrivere i vari tipi di
materie prime che possono essere state usate nell’antichità,
la storia di questi materiali (desta sempre molto
interesse il sapere che il vetro è stato
scoperto nel III millennio a.C., o che la ceramica
viene utilizzata già dall’epoca Neolitica),
spiegare quali sono le condizioni per le quali
il legno o altri materiali organici in alcuni
casi sono arrivati fino a noi…Anche la fase
del restauro e del disegno infine, è sempre
molto stimolante perché è qui che
si affrontano i problemi di documentazione, valorizzazione,
analisi del reperto e del relativo problema di
studio tipologico, funzionale, nonché della
sua musealizzazione. |