Archeo.Logic@ S.A.S di Marco Bonanno

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SOCIETA' di ARCHEOLOGIA INFORMATICA

Il turismo di tipo culturale e l'organizzazione di corsi specifici sono uno degli interessi in via di sviluppo della società, la quale mira all'organizzazione di viaggi formativi nel campo storico-archeologico, offrendo la possibilità di apprendere le recenti tecniche di ricerca attraverso lezioni mirate e simulazioni di scavo.
Quali:
ANTICHITA’ ROMANE
L'insegnamento di Antichità romane mira a far conoscere la società romana nelle sue varie componenti istituzionali, sociali e religiose, riservando particolare attenzione alla vita quotidiana di quel popolo ed alle attività lavorative e di svago.
IL RUOLO SCIENTIFICO DELL’ARCHEOLOGIA
SPERIMENTALE
Ed arriviamo adesso al punto: l’archeologia sperimentale. Durante una ricerca scientifica, l’archeologo che trova reperti antichi (strutture, oggetti, …) si pone delle domande banali: come venivano costruiti i manufatti, per che cosa venivano utilizzati? Esistono diversi approcci per rispondere a queste domande: l’approccio puramente archeologico, di analisi scientifica di questi oggetti, quello etnografico e infine quello sperimentale. Gli artigiani contemporanei sfruttano generalmente gli stessi materiali che utilizzavano i nostri antenati e spesso usano strumenti che si sono modificati in minima parte, è utile quindi ricorrere anche al parere degli esperti nelle tecnologie moderne corrispondenti, per capire meglio le caratteristiche di oggetti o resti di strutture antiche.

ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE E DIDATTICA
Con il termine sperimentare si intende in senso generico: provare personalmente, fare esperienza di qualcosa. Da anni mi occupo di didattica, di didattica archeologica soprattutto per i ragazzi. Il concetto di "giocare con l’archeologia", fino a qualche tempo fa poteva suggerire un’immagine d’ irriverenza nei confronti di una disciplina così complessa come la nostra. Come può un’attività apparentemente "lieve" come il gioco, innestarsi su un fusto così serio e scientifico come quello della ricerca storico-archeologica? Si trattava di una convinzione decisamente errata, che crediamo abbia origine dalla diffidenza che il mondo adulto nutre spesso nei confronti dei giochi. E’ ormai pienamente dimostrato dalle positive esperienze realizzate, ad esempio dalle sezioni didattiche di numerosi Musei Nazionali e Internazionali, che l’incontro tra archeologia/momento ludico/scuola non solo sia possibile, ma soprattutto stimolante e fertile, perchè "giocare con l’archeologia" rende la struttura museale un organismo vivo, in cui poter effettuare una serie di divertenti momenti didattici teorico/pratici, utili alla comprensione e al relativo approfondimento di fondamentali concetti scientifici, altrimenti poco apprezzabili attraverso passive "lezioni frontali", di tipo accademico, o semplici visite guidate. Ricercare, scoprire, imparare, sono processi mentali continui, per i quali non esiste limite d’età; l’archeologia è una scienza che segue una metodologia in continua sperimentazione, pertanto, dato che ci offre contenuti che facilitano la ricerca, può essere un utile strumento pedagogico.

LA SIMULAZIONE DI SCAVO
Molto collaudato e ormai un "classico" del nostro repertorio di laboratori archeologici sperimentali è quello denominato: La simulazione di scavo.
Per la realizzazione di questo laboratorio esistono due formule: la prima di più rapida esecuzione viene realizzata, in classe, in circa due ore di tempo; la seconda può essere realizzata solo in esterni o in grandi spazi perché necessita di un giardino nel quale poter scavare la terra o di una grande scatola di legno contenente strati e reperti, per essa i tempi di realizzazione sono di almeno 8 ore (due mattinate). Entrambe danno la possibilità di conoscere e realizzare tutte le fasi di una ricerca archeologica, lo scavo, il recupero, la documentazione grafica e fotografica, il lavaggio, la siglatura, il restauro e il disegno. A tal scopo, nel primo caso, è utilizzata una semplice vaschetta trasparente nella quale sono visibili differenti strati di terra con all’interno un "reperto archeologico" (contemporaneo) da recuperare. Con l’utilizzo di schede di documentazione appositamente realizzate i ragazzi possono documentare scientificamente gli strati considerati (le U.S.) e il reperto trovato. Per entrambe le formule l’uso dei veri strumenti del mestiere ( la cazzuola, la scopetta, la paletta, la macchina fotografica, i cartellini, lo spazzolino, lo smalto trasparente, il pennino e la china, lo scotch di carta, la carta millimetrata) utilizzati durante le varie fasi del lavoro rendono molto appassionante l’esperienza e stimolano sempre domande, che servono a chiarire non solo l’aspetto tecnico-metodologico del lavoro dell’archeologo, ma anche quello della ricerca, dell’interpretazione funzionale e cronologica dei dati, la ricostruzione storica di un eventuale sito archeologico.Vengono sempre formulate dagli operatori esperti delle domande chiave durante particolari momenti della sperimentazione, quali ad esempio: Come si forma uno strato archeologico? Secondo voi perché spesso bisogna scavare in profondità per trovare reperti antichi? Cosa è successo nel tempo? Per farli ragionare sui processi di trasformazione del paesaggio, dei comportamenti umani, sul ciclo della vita…(il concetto di asporto e accumulo). Oppure domande che cercano di far comprendere la complessità del comportamento umano e naturale che si rispecchia nella successione stratigrafica: secondo voi accade sempre che un reperto che si trova più in profondità è più antico di uno che si trova sopra? Devo dire che su questo aspetto i ragazzi hanno molta intuizione e spesso riescono ad immaginare corretti eventi naturali o comportamenti umani che hanno sconvolto o creato una certa successione di strati.
Importante è anche farli lavorare seguendo un certo metodo, insegnando loro che solo con queste modalità, stando attenti a documentare tutto e sempre, l’archeologo non si lascia sfuggire piccoli elementi, tracce utili a ricostruire le attività umane ivi accadute. Con il paragone vincente, che l’archeologo è il detective della storia e che è l’unico detective a cancellare per sempre le prove (poiché lo scavo è un’azione distruttrice), i ragazzi si cimentano ad effettuare un pignolo lavoro di documentazione e registrazione dati. Altre domande che vengono poste riguardano la fase del lavaggio ad esempio: Tutti i reperti vengono lavati con l’acqua e lo spazzolino? Per collegarsi alla varietà della cultura materiale, parlare e descrivere i vari tipi di materie prime che possono essere state usate nell’antichità, la storia di questi materiali (desta sempre molto interesse il sapere che il vetro è stato scoperto nel III millennio a.C., o che la ceramica viene utilizzata già dall’epoca Neolitica), spiegare quali sono le condizioni per le quali il legno o altri materiali organici in alcuni casi sono arrivati fino a noi…Anche la fase del restauro e del disegno infine, è sempre molto stimolante perché è qui che si affrontano i problemi di documentazione, valorizzazione, analisi del reperto e del relativo problema di studio tipologico, funzionale, nonché della sua musealizzazione.

 

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